Entrando nel cortile del monastero, il vicerè si rimise il cappuccio e con fare sprezzante si rivolse al frate - « Vai a chiamare il tuo Abate e digli che ho urgenza di conferire con lui. Lo aspetterò di là, nel loggiato e bada che non mi faccia attendere troppo! » e così dicendo voltò le spalle allo sbigottito frate e si avviò verso la lunga fila di colonne che delimitava il cortile interno del monastero.
Il frate intanto si mise a correre in direzione delle celle e dopo pochi istanti stava già bussando vigorosamente alla porta di quella dell’Abate Isidrus.
Questi andò ad aprire la porta con gli occhi ancora impiastricciati dal sonno e dalle libagioni e si trovò dinanzi il suo sottoposto - « Per Deu Santu! Cosa succede? Cos’è tutta questa furia…hai visto gli spiriti dei morti o ti sei attaccato al fiasco? »
« Perdonate Eccellenza, né l’uno né l’altro! Vi reco disturbo perché avete una visita….il Vicerè desidera conferire con voi urgentemente e vi attende nel loggiato. » - all’udir ciò all’Abate si schiarì all’istante il cervello e reprimendo un brivido di paura si gettò sulle spalle un pesante mantello e si precipitò all’esterno della sua cella. Con passo svelto, tanto quanto gliene consentiva la sua considerevole mole, si avviò ad incontrare il suo visitatore notturno.
Arrivato che fu al loggiato scorse alla fievole luce della luna piena una figura alta ammantata di nero e sentì un brivido di freddo corrergli lungo la schiena.
Appena fu davanti al suo ospite mormorò in tono ossequioso - « Eccellenza, quale urgenza la porta a quest’ora presso di me? Se sua Grazia avesse inviato un messaggero mi sarei recato io a palazzo senza procurargli nessun incomodo ».
La figura ammantata abbassò il cappuccio palesando il volto e con una mossa rapida afferrò il bavero del mantello dell’Abate e avvicinandolo il volto al suo sibilò - « Dubito che ti saresti precipitato! Grasso otre pieno di vino! » e con una spinta lo mandò a sbattere conto il muro della Cappella.
« Eccellenza..! » - piagnucolò l’Abate - « perché mi trattate così? Sono sempre stato un vostro devoto alleato….cosa è cambiato? Perché siete adirato con me? »
« Tu dormi sonni beati, frate! Ma se Golundrina non brucerà sul rogo la prigione sarà la tua
futura dimora! E non mi trascinerai nella tua rovina! » - ringhiò inviperito il Vicerè - « Ho bisogno di sapere se qualcuno ordisce delle trame a nostra insaputa per ostacolare quanto deciso dal Tribunale della Santa Inquisizione. Domani so che inizierete le veglie e le confessioni in onore di Sancti Romualdi. Perciò il popolo verrà a confessarsi in massa per avere l'assoluzione e la benedizione del Santo. Devi fare in modo di scoprire se c'è in ballo qualcosa! »
« Ma Vostra Grazia, la confessione è segreta! » - « Anche che tu ti corichi con delle meretrici è un segreto. Ma credo che al tuo Arcivescovo interesserà molto saperlo e soprattutto non dal confessionale! » - l'Abate impallidì e si portò le mani alla bocca per fermare il tremito ai denti. - « Non c' è bisogno di ricorrere a questi mezzi. Farò come voi dite. Darò istruzioni ai Padri Confessori che facciano domande alla gente in modo da scoprire se qualcuno ha intenzione di opporsi all'esecuzione della sentenza! » - Don Presumìdo sogghignò soddisfatto all'udire la promessa del frate - « Buon per te, Isidrus. Fai in modo di acquisire informazioni adeguate dimodo che nessun ostacolo si frapponga ai nostri piani. »
L'Abate chinò il capo in segno di obbedienza e quando lo rialzò si accorse di essere solo. Si voltò di scatto verso il cortile e riuscì a scorgere solo un lembo di mantello che scivolava attraverso la porta laterale del monastero.
Al campo dei fuorilegge le attività fervevano di prima mattina. Al centro dell’accampamento, giorno e notte era sempre acceso un grande fuoco che veniva utilizzato per cucinare, riscaldarsi e all’occorrenza come fucina, perciò in quel momento c’era chi preparava la colazione e chi faceva manutenzione alle armi.
Grigula e frate Karra passeggiavano intorno controllando le attività e dispensando buoni consigli. Invero il buon frate faceva tutto ciò senza tralasciare un attimo di ficcarsi in bocca grossi pezzi di pane e strappare grandi morsi di sardizza da un “lobu” intero che brandiva in una mano!
« Credo che sia opportuno iniziare ad addestrare gli uomini in modo che siano pronti quando sarà il momento di agire » -disse Grigula osservando il movimento intorno a lui.« Certo! E ad’esser menzus a si movver puru! Appena Barolus e Polgamus avranno approntato quanto concordato dovremo agire senza indugio. Mancano solo 2 giorni alla festa e al supplizio di Donna Golundrìna. » - Grigula annuì e portandosi le dita alla bocca fece partire un fischio modulato che attirò l’attenzione di tutti gli uomini presenti che gli si avvicinarono.
« In vista del’impresa che ci attende è necessario addestrarci al meglio. So che il coraggio e l’abilità non vi manca….ma gli uomini del Vicerè ci daranno del filo da torcere. Stavolta non si tratta di assalire un carro difeso da un pugno di uomini. Dovremo attaccare la roccaforte del nemico, espugnare la torre del campanile e liberare Donna Golundrìna de Bonarcanto che ivi è tenuta prigioniera in attesa di essere bruciata nel rogo del falò in onore di Sancti Romualdi! » - disse queste parole camminando fra i suoi uomini e guardandoli in viso ad uno ad uno - « Ci divideremo in due squadre. Una la comanderò io e l’altra il frate. Con me vi addestrerete all’uso dell’arco e del pugnale in quanto la spada ci sarà di scarsa utilità nella confusione che si creerà al nostro attacco. Con frate Karra userete il bastone e le pietre. Queste ultime le utilizzerete anche in un altro modo oltre che al lancio “ a coddu frimmu “, egli ha appreso l’arte di maneggiare la fròmbola durante i suoi viaggi in Oriente e vi insegnerà a costruirla e a maneggiarla ».
Ciò detto gli uomini si divisero in due squadre di 15 e seguirono i rispettivi addestratori all’esterno del campo.
Grigula li divise in gruppi di due compreso egli stesso ed estratta dalla cintola s’arresoza ‘e iscorzare iniziò l’addestramento dei suoi che intanto avevano impugnato dei lunghi pugnali.
Frate Karra intanto aveva fatto tagliare dei pezzi di cuoio robusto in modo che ognuno potesse contenere un sasso della grandezza di un pugno. Dopodichè fece praticare dei fori ai bordi delle pezze di cuoio e fece passare delle cordicelle che furono annodate ai fori. In men che non si dica tutti gli uomini avevano a disposizione una nuova arma.
Il frate mandò al fiume un paio di loro perché riempissero dei grossi contenitori di sughero con dei ciottoli levigati che sarebbero serviti da proiettili per le frombole e agli altri fece costruire dei fantocci con rami, paglia e stracci che avrebbero funzionato da bersagli per le esercitazioni con la frombola e con gli archi.
Tranne una piccola pausa per mangiare qualcosa a mezzodì, le esercitazioni si protrassero per tutto il giorno e solo al calar del sole, stanchi ma soddisfatti rientrarono tutti all’accampamento.
I progressi della giornata erano stati notevoli. I fuorilegge avevano appreso velocemente l’uso della frombola e gia più della metà di loro riusciva a colpire un bersaglio fisso a 100 passi!
Tutti invece erano dei veri maestri nel lanciare le pietre a coddu frimmu, specialità nella quale eccellevano per tradizione tutti i bonarcantesi. Si diceva infatti che un bonarcantese fosse capace di tirar giù da cavallo un bandito di Sancti Luxorius con un sasso scagliato da più di 50 passi!
Anche con l’arco, grazie agli insegnamenti di Grigula i progressi erano
stati evidenti. Perciò ora potevano contare su due armi da utilizzare alla lunga distanza. Nel combattimento corpo a corpo avrebbero usato principalmente i bastoni e all’occorrenza i micidiali pugnali affilatissimi che ogni fuorilegge portava infilato alla cintura o all’interno di un fodero nascosto negli stivali.
Frate Karra appena tornato all’accampamento si diresse verso il fuoco ed estratti dalle sue bisacce alcuni tegami e costruitosi un lungo spiedo di legno si apprestava a dare un saggio delle sue capacità culinarie. Invero la sua cucina era alquanto strana in quanto soleva utilizzare ingredienti tradizionali tipici della Sardegna insaporendoli con spezie esotiche che si era abituato a utilizzare grazie ai suoi lunghi soggiorni in Oriente.
Nello specifico quella sera si esibì nel preparare carne di cinghiale con funghi porcini raccolti nel bosco, olive, alloro, peperoncino e una generosa annaffiata del potente vino rosso delle vigne di Bonarcanto. Preparò anche mezza dozzina di conigli arrostiti allo spiedo e dorati con lardo di maiale fuso che colava da uno spiedo tenuto in mano da uno degli uomini di Grigula all’uopo istruito. Il tutto fu generosamente innaffiato con vino rosso aromatizzato alla cannella all’usanza orientale.
Dopo l’abbondante pasto, gli uomini stanchi dal duro addestramento della giornata andarono a gettarsi nei pagliericci e presto tutti furono immersi in un sonno ristoratore.
Grigula e frate Karra si trattennero invece vicino al fuoco e una volta di più esaminarono il loro piano nei minimi dettagli e solo passata che fu la mezza, col ventre pieno e la mente leggera anche loro imitarono il resto degli uomini e andarono a dormire.
La vigilia della festa del patrono fu annunciata ai bonarcantesi dalle campane che suonavano ogni quarto d’ora e chiamavano i fedeli alla Basilica per le confessioni.
L’Abate Isidrus aveva istruito a dovere i 4 suoi confratelli che avrebbero avuto il compito di confessare e assolvere il popolo di Bonarcanto. In particolare aveva chiesto loro di indagare le menti di quei poveri di spirito per carpire informazioni utili ad appurare se qualcuno avesse in mente di opporsi all’esecuzione della sentenza della Santa Inquisizione.
Egli stesso aveva preso posto in un confessionale e si faceva mandare però solo le donne. Infatti da un po’ questa era una consuetudine con la quale soleva stuzzicare
le sue voglie pruriginose attraverso l’ascolto dei particolari della vita intima di quelle poverette.
Ma quel giorno il suo intento era un altro. Era certo che se gli uomini non avrebbero rivelato segreti neanche nel confessionale, al contrario lo avrebbero fattole donne in quanto da sempre più timorose dell’autorità religiosa. In particolare era ansioso di poter confessare la priorissa di Sancti Romualdi che quell’anno sarebbe stata la più anziana delle donne che avrebbero compiuto 40 anni.
L’Abate infatti già da un paio di anni aveva introdotto la regola che i festeggiamenti in onore del patrono sarebbero stati gestiti dalle donne che compivano 40 anni e che la priorissa sarebbe stata la donna che festeggiava per prima il compleanno e particolare non trascurabile, finora era anche riuscito sempre a giacere con essa, circuendola o ricattandola a seconda dell’indole della donna.
Per l’Anno Domini 1470 priorissa di Sancti Romualdi era Bonacata Armunza, moglie di Antoni Errùdu che era il custode delle vacche di Donna Golundrina.
Su ‘Accarzu come lo chiamavano in paese, era un uomo di rara bruttezza e che aveva trovato moglie nella procace Bonacata per non si sa quale fortunato caso. In verità la fortuna non c’entrava per niente. Era stata la Madre Badessa lontana parente e protettrice della giovane Bonacata che la aveva indotta a sposare su ‘Accarzu per potergli carpire informazioni e notizie sulla sua padrona Golundrina.
Antoni Errùdu aveva però anche un altro pregio. Il suo unico fratello Liccu, era stato imprigionato dagli sgherri del Vicerè perché aveva zogàu a istoccadas l’esattore delle decime ma era riuscito a fuggire prima del processo e si era unito alla banda dei fuorilegge di Grigula.
Isidrus era al corrente di tutto ciò e aveva sollecitato Bonacata a circuire il povero mandriano per estorcerli informazioni ed ora la attendeva con ansia nel confessionale.
La priorissa fece la sua comparsa nella Basilica subito dopo il tocco di mezzodì e fu prontamente indirizzata verso il confessionale in cui la attendeva l’Abate. Li giunta si inginocchiò ad un lato del confessionale e a quel punto Isidrus aprì con impazienza lo scurino del confessionale e si trovò a fissare con sguardo laido la generosa scollatura della donna.
« Allora Bonacata » - sussurrò il religioso - « Sei riuscita ad avere nuove da tuo marito? » « Sapete bene Eminenza, che quello sgorbio non resiste alla vista delle mie grazie e con la promessa di giacermi con lui questa notte sono riuscita a carpirgli interessanti nuove! » - rispose la priorissa con un sorrisetto ironico - « Parla allora cosa aspetti! Ti avverto che il Vicerè ha molto a c
uore che tutto vada per il meglio e chiunque rechi preziose informazioni sarà lautamente ricompensato. »
E così la sciagurata riferì all’Abate che su ‘Accarzu era andato a portare viveri a suo fratello Liccu presso l’accampamento dei fuorilegge a Cracchedu. Là aveva visto che tutti erano indaffarati come se stessero preparando qualcosa. Chi si addestrava all’uso delle armi, chi affilava spade e pugnali, chi confezionava frecce. Aveva anche visto da lontano una figura imponente che sembrava vestire un saio da frate.
Costui non sembrava un frate del convento e inoltre con un bastone riusciva a tener testa a quattro uomini anch’essi armati di bastone per cui l’ingenuo Antoni Errùdu pensò di aver esagerato un pochino con s’abbardente che aveva trangugiato quella mattina prima di muovere verso Cracchedu.All’udire quanto aveva appena detto la priorissa, Isidrus assunse un aria preoccupata e congedò bruscamente la donna. Dopodichè uscì precipitosamente dal confessionale e avvoltosi nel mantello si gettò fuori dalla basilica e a passi veloci si diresse verso il palazzo del Vicerè.
A palazzo fu introdotto al cospetto di Don Presumìdo Maricòn che si trovava nella sala dei banchetti per il desinare di mezzodì.
Il Vicerè appena lo vide entrare, con un gesto gli indicò di avvicinarsi e per evitare orecchie indiscrete fece uscire tutti dalla sala. - « Spero mi porti novità Abate e che non mi abbia disturbato solo per accampare scuse e giustificazioni sulla tua inefficienza! » - « Eccellenza, reco sì novità ma credo che non vi saranno particolarmente gradite. Sembra che all’accampamento dei fuorilegge ci sia più movimento del solito e che addirittura siano arrivati dei rinforzi. » - « Allora le mie premonizioni non erano errate! Quei malnati hanno intenzione di fare qualche colpo di mano per impedire l’esecuzione della sentenza! » - disse rabbiosamente tracannando un boccale di vino tutto d’un fiato - « Ma non resterò con le mani in mano ad aspettare il loro agire! Isidrus, manda uno dei tuoi monaci a Sancti Luxorius, porterà questo messaggio al capo dei briganti Deddègu Caricagàdu.
Deve riferire che io Don Presumìdo Maricòn de Playa y Castellano de Palacio,Vicerè della contrada del Montiferru gli ordino di radunare tutti i suoi uomini e di essere a Bonarcanto prima del crepuscolo in modo da creare insieme ai miei uomini un ostacolo invalicabile a chiunque voglia opporsi al rogo di Golundrina! »
« Và ora! E fai quanto ti ho detto! Il tempo stringe e voglio essere sicuro che Deddègu Caricagàdu riceva in tempo i miei ordini e si attivi al più presto. » L’Abate si rialzò da terra e incespicando nel proprio abito guadagnò l’uscita della sala e poscia con un sospiro di sollievo uscì anche dal palazzo.
Stavolta l’erta salita che portava al monastero non gli sembrò così ripida come al solito e la percorse in un baleno tant’è che in men che non si dica, paonazzo in volto e col fiato corto, irruppe nel chiostro affollato a quell’ora dai frati che si recavano al refettorio per il desinare.
Alla vista del loro Abate col viso stravolto i confratelli si precipitarono presso di lui preoccupati.
Isidrus però li rassicurò sulla sua salute dicendo che era salito di corsa dalla Basilica al monastero come penitenza in onore del Santo patrono. Dopodichè adducendo una scusa si ritirò nella sua cella non senza aver prima chiesto che qualcuno rintracciasse frate Sonàzza che era giustappunto l'addetto ai messaggi e alle ambascerìe.
Giusto un paio di minuti dopo frate Sonàzza si presentò al cospetto del suo Abate che gli impartì le istruzioni come ordinato dal Vicerè e si assicurò che venissero imparate per bene a memoria in quanto non si poteva metterle per iscritto. Per due semplici motivi. Il primo era che se il frate veniva catturato dai fuorilegge di Grigula, tramite il messaggio avrebbero scoperto la contromossa del Vicerè. Il secondo, forse più importante, era che tanto il brigante Deddègu Caricagàdu non sapeva assolutamente leggere!
C'era una sola strada che portava a Sancti Luxorius, e gli uomini di Grigula la tenevano sempre d'occhio per non farsi sorprendere dai lestofanti sempre pronti ad effettuare scorrerie.
Quel giorno di guardia era rimasto il più giovane dei fuorilegge. Un ragazzo di soli 16 anni che rimasto orfano di madre e di padre era stato accolto da Grigula nella sua banda.
Solitamente montava la guardia insieme ad un compagno più anziano ma quella vigilia del Patrono era stato mandato solo in quanto gli uomini più esperti dovevano completare l'addestramento per la missione del giorno dopo.
E forse fu proprio a causa della sua giovane età che quando vide avvicinarsi proveniente da Bonarcanto un monaco a cavallo di un somaro, non si preoccupò né si insospettì più di tanto e con indolenza si mise al centro della strada per bloccargli il passaggio sotto la minaccia di una freccia.
« Frimmu igùe su para! Dove ti rechi così di fretta? » - gridò con voce spavalda - « Mi reco a Sancti Luxorius, bravo giovine! » - rispose in fretta Frate Sonàzza - « E cosa vai a fare in quel covo di ladri? » - « Mi reco a portare l'olio santo a un moribondo e perciò ho molta prèscia.
Ancorchè siano dei peccatori, la carità cristiana impone la somministrazione dei sacramenti quando richiesti. » - il giovane proruppe in una risata ironica e disse sprezzante « Per me possono crepare tutti all'inferno quei dannati! » - e per sottolineare meglio quanto appena detto, sputò nella polvere di fronte al frate. « Questo tuo dire non è da buon cristiano….e ti scuso causa la tua giovine età. Ma ricorda che se quel poveretto dovesse morire prima del mio arrivo la colpa della sua dannazione ricadrà su di te e ti perseguiterà per tutta la vita! ».
Quelle parole fecero breccia nella mente superstiziosa del ragazzo che subito abbassò l'arco e si fece da parte per lasciare transitare il frate che con un gesto benedicente passò oltre e appena fu lontano oltre una curva del sentiero, sicuro di non essere udito, sommessamente iniziò a ridere.









