Intanto pure la Festa è passata e settembre sta finendo insieme all'estate ... “e un anno se ne va sto diventando grande, lo sai che non mi va”.
Quella di quest'anno è stata una ricorrenza in tono minore per quanto riguarda i festeggiamenti “civili” e addirittura con la mancanza di 2 elementi che l'hanno sempre caratterizzata. Uno era un classico degli intrattenimenti viaggianti, l'Autoscontro che puntualmente da una quarantina d'anni non mancava all'appuntamento biddamiracolese.
“Ocannu Festa mala! Sa zente andat a cresia o a sa prucessione, si comprat mesu chil'e turrone e duos pisches e poi si ch'andat. E no chi fuit mancu s'attoscontro!
Si racconta che qualche decennio fa i bambini attendevano con ansia l'arrivo della carovana che dal Rimedio portava direttamente Autoscontro e Giostra ad Ortu Mannu, dove venivano montati (allora ci volevano un paio di giorni) sotto lo sguardo attento di decine di bambini che invidiavano quegli operai, perlopiù giovanotti di una ventina d'anni, che disponevano quelle piastre metalliche e quelle passerelle in legno, che stendevano e fissavano ai tralicci quella rete metallica destinata a dare energia alle macchinine e la coprivano con un grande telone impermeabile perché si sa che settembre o è molto caldo o è piovoso. In entrambi i casi a sproposito.
Allora si invidiavano quegli operai perché non pagavano per girare sulle macchinine. Avevano quella magica “chiavetta” che consentiva loro di usarle per giornate intere mentre le spostavano dalla pista e le parcheggiavano pronte per i clienti.
Che importa se poi vivevano ammucchiati dentro un vecchio autobus adattato a roulotte, che fossero piuttosto sporchi e maleodoranti e che facessero una vita un po' da cani... vuoi mettere il fascino della vita randagia, di paese in paese, di Festa in Festa! Sempre in giro senza preoccupazioni così, alla ventura, vivendo una sorta di realtà zingara anche se non eri né Rom e né Gitano.
Allora i ragazzi che lavoravano all'Autoscontro erano comunque tutti sardi, provenienti probabilmente da famiglie povere e disagiate o scappati di casa e da una realtà che li voleva braccianti agricoli o manovali. Cattivi studenti per forza o per scelta, che mancavano dalla scuola dell'obbligo più per raggiunti limiti di età che di promozioni, sceglievano quella vita randagia e affascinante anche se faticosa e scomoda perché comunque, anche se per poco, al cospetto dei ragazzini dei paesi erano considerati importanti e degni di invidia e ammirazione.
E così li vedevi sporchi e a torso nudo mentre con una chiave inglese in una mano e una sigaretta ad un angolo della bocca, socchiudendo gli occhi per scansarne il fumo avvitavano bulloni sopra i tralicci o per unire le piastre della pista consapevoli degli occhi di decine di bambini che seguivano ogni loro movimento, ammirati per la loro perizia e per la loro forza.
Aspettavano questi che qualcuno di loro li mandasse a portare acqua da Canturu o a comprare sigarette a s'Istangu con la promessa o la speranza di qualche gettone omaggio.
Gli anni sono passati e anche la manodopera degli spettacoli viaggianti si è adeguata alla modernità. Ora i lavoranti sono tutti ragazzi rumeni o albanesi arrivati in Italia per sfuggire ad una vita priva di prospettive di vita accettabile se non priva di prospettive e basta e non sono invidiati da nessuno.
Nessuno dei nostri bambini o ragazzi desidera essere al posto loro, anzi sotto sotto forse li disprezzano. Li vedono come l'ultima ruota del carro, come gente a cui non è dovuto il rispetto e men che meno l'invidia e che il loro ruolo, giusto, è quello di essere sfruttati o comunque non trattati alla stregua di uno di italica stirpe.
Perché ora ai nostri ragazzi seppur appartenenti a famiglie non benestanti, a quelle famiglie con ISEE bassissimi o inesistenti, non manca niente di quello che è superfluo.
Dallo smartphone perennemente ricaricato all'account su facebook, dal motorino o dalla BMX ai capi di abbigliamento Hip Hop, in questo copia degli stessi genitori che a volte, pur lamentandosi di non aver neanche gli occhi per piangere, spendono decine di euro al giorno in sigarette, caffè al bar e ricariche telefoniche! E meno male appunto che quest'anno non c'era l'Autoscontro perché altrimenti l'elenco delle spese voluttuarie si sarebbe allungato con i 30-40 Euro spesi in gettoni per 5 minuti di sbatacchiamento.
Per tornare alla parte nostalgica dell'argomento, qualcuno ha giustificato l'assenza di quel tipo di intrattenimento con la morte del primo esercente che storicamente ha portato questi “divertimenti” a Biddamiracolis.
Non so se quanto sentito corrisponde a verità ma se così fosse vale almeno la pena di ricordare che quel signore col cognome tedesco era sposato con una nostra compaesana da cui ha avuto se non vado errato 3 figli che a buon diritto sono da ritenere, per DNA e per frequentazione, bonarcantesi almeno per metà. Che questo signore era ormai una parte del paese stesso seppur solo relativamente al suo accostamento con la Festa e che, se corrisponde al vero la voce della sua morte, un'altro pezzo della Bonarcanto che fu è scomparso.
Ho esordito parlando di 2 elementi caratteristici della Festa che nell'edizione 2011 sono mancati. Uno appunto era l'Autoscontro, l'altro è sta la presenza della Banda durante la processione De Sa Die 'e Su Espuru.
Mentre per il primo una sorta di malinconica nostalgia confesso di averla provata, per il secondo ho tirato un sospiro di sollievo!
La Banda durante la processione infatti secondo me è un raro esempio di “terronizzazione” della Sardegna in quanto introduce un usanza tipica delle regioni del sud Italia. Dalla Campania in giù, il simulacro del Santo o della Santa, spesso “obolato” vistosamente con danaro in forma cartacea viene preceduto da una banda che suona orrendi temi musicali.
Nella terra delle Launeddas e del Canto a Tenore, de Sas Crubas e De Sos Gogos vogliate convenirne che proprio la Banda... non è il caso!
Speriamo allora per l'anno che viene che l'Autoscontro torni con il frastuono delle sue musiche a tutto volume e il fascino e i ricordi che evoca, mentre della Banda si perda per sempre il ricordo.
